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Divus Vespasianu.Il bimillenario dei Flavi |
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Scritto da CHIARA VERGARI
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Lunedì 16 Novembre 2009 19:20 |
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La Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma ricorda con una grande mostra la nascita dell’imperatore Vespasiano avvenuta 2000 anni fa. Divus Vespasianus. Il bimillenario dei Flavi, è curata da Filippo Coarelli in collaborazione con la stessa soprintendenza, con il Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Bimillenario e con Electa. Resterà aperta al pubblico dal 27 marzo 2009 al 10 gennaio 2010. Racconta le gesta degli imperatori flavi: di Vespasiano (69-79), del primogenito Tito (79-81) e del figlio minore Domiziano (81-96). Ritornato in città con una fama tale e tanto grande, (…) per tutta la durata del suo impero non ritenne nulla più importante del consolidare lo Stato, quasi umiliato e vacillante, e poi di abbellirlo. Realizzò anche nuove opere: il tempio della Pace, vicino al Foro, e quello del Divino Claudio sul Celio, iniziato da Agrippina (…) inoltre l’Anfiteatro al centro della città, avendo appreso che Augusto aveva concepito questo progetto. (De Vita Caesarum, Svetonio) Queste le parole usate da Svetonio per raccontare il regno di Vespasiano, di cui pochi conoscono il new-deal segnato dal suo avvento al potere. Vespasiano ha cambiato il volto dell’impero romano dal punto di vista istituzionale ed economico, oltre ad aver dato un nuovo impulso all’estensione dei confini. Schiacciato tra la fama di Nerone, dispotico personaggio di cui si sono impossessati il cinema e la letteratura, e la grandezza di Adriano, magnificata dalle Mémoires di Marguerite Yourcenar, Tito Flavio Vespasiano ha, con accortezza e decisionismo, saputo cambiare le regole della governance fino ad allora nelle mani dell’aristocrazia romana. Nato a Falacrinae in Sabina, un vicus del territorio di Rieti, esattamente il 17 novembre del 9 d.C., Vespasiano è ricordato come uomo semplice e dotato di un notevole senso dell’umorismo. Proprio le sue modeste origini – sebbene il padre fosse un banchiere, per di più con sede in Svizzera – sono la vera rivoluzione. La sua ascesa rappresentò un evento traumatico e del tutto imprevisto, poiché alla dinastia giulio-claudia, appartenente alla più alta nobiltà repubblicana, si sostituiva una modesta famiglia del ceto equestre, di origini sabine (quindi provinciale). Insomma: la sua famiglia era decisamente priva di tradizioni aristocratiche. Vespasiano era quello che oggi si definirebbe un self made man. Quando arrivò alla massima carica dello Stato aveva già 60 anni. Dopo una lunga e onorata carriera al servizio degli imperatori giulio-claudii nell’ambito dell’amministrazione provinciale e dell’esercito, al momento della morte di Nerone - avvenuta nel 68 d.C. - Vespasiano si trova in Medio Oriente al comando dell’esercito incaricato di reprimere la grande rivolta giudaica, iniziata nel 66 d.C. e che culminerà con la distruzione del tempio di Gerusalemme, fruttando un ricco bottino come rappresentato sull’Arco di Tito, nel Foro. La scomparsa violenta in un solo anno, il 69 d.C., degli imperatori Galba e Otone, e l’eliminazione di un terzo, Vitellio, da parte dello stesso Vespasiano, gli aprono la via al potere e nel 70 si insedia a Roma. Acclamato imperatore dall’esercito ad Alessandria, la sua nomina determina un deciso ridimensionamento del potere gestito dall’aristocrazia senatoria di Roma. La grande mostra al Colosseo, cui si aggiungono due ulteriori sedi espositive - alla Curia, nel Foro, riaperta al pubblico per quest’occasione, e al Criptoportico neroniano, sul Palatino - viene completata da un percorso che guida il visitatore alla scoperta dei monumenti flavi: dall’Arco di Tito alla Domus Flavia, dal Tempio del Divo Vespasiano al Tempio della Pace
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Roma.La pittura dell'impero romano |
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Scritto da CHIARA VERGARI
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Lunedì 16 Novembre 2009 18:48 |
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La Pittura dell’Impero romano sarà in mostra alle Scuderie del Quirinale dal 24 settembre 2009 al 17 gennaio 2010. La mostra presenterà al pubblico la rappresentazione figurativa di un periodo cruciale della storia di Roma, quello che va dal I secolo a.C. fino al V d.C..
Si tratta di circa 100 opere di eccezionale eleganza e raffinatezza organizzate in cinque diverse sezioni. Dal paesaggio alla natura morta, dalla decorazione scenografica alla pittura popolare, dal ritratto al mito reinterpretato secondo la tradizione romana svelando tutti i temi della pittura antica attraverso grandi affreschi, raffinati ritratti su legno, decorazioni, fregi e vedute di grande vitalità, recuperati sia dalle domus patrizie sia dalle abitazioni e botteghe popolari.
La maggior parte delle opere arrivano da Roma, Pompei ed Ercolano. Ma non mancano, per un confronto diretto con le opere di provenienza "italica", una serie di ritratti funebri del Fayoum, realizzati su lino o tavole lignee per ricoprire i volti di alcune mummie egizie d'età romana. Opere che hanno quindi richiesto un lavoro certosino per la scelta delle più significative, meritevoli di arrivare nella Capitale in occasione della mostra provenienti dai più importanti musei del mondo tra cui il Louvre di Parigi, il British Museum di Londra, i musei archeologici di Monaco, Francoforte, Zurigo ma anche il Museo Archeologico di Napoli, gli Scavi di Pompei, il Museo Nazionale Romano, i Musei Vaticani e i Musei Capitolini di Roma.
Fra i "pezzi forti" figurano i grandi affreschi provenienti dalla Casa della Farnesina di Roma, che fu abitata da Agrippa padre, e da una domus di Boscotrecase, nel napoletano, dimora di suo figlio Agrippa postumo, nipote di Augusto, nominato dall’imperatore suo successore insieme a Tiberio. "Due tra i più alti raggiungimenti della pittura antica", secondo uno dei curatori della mostra Eugenio La Rocca, "perché raffigurano scene di paesaggio uniche. Tra l’altro è probabile che ad entrambe abbia lavorato il pittore Ludius (o Studius), vissuto all’epoca di Augusto e citato da Plinio nella ‘Storia naturale’". E poi ancora, un ritratto pompeiano di Pacuvio Proculo e consorte, una serie di scene prese in prestito dall’affresco di Eracle e Telefo proveniente da Ercolano, uno dei più begli esempi pittura mitologica finora conservati della tradizione pompeiana, e la volta di una villa di Stabia, con la rappresentazione delle quattro stagioni che attraversano le linee degli equinozi.à dei dettagli e la tecnica pittorica.
A sottolineare le opere, una scenografia basata su teatrali giochi di luce ideata dal regista Luca Ronconi, tale da far apparire i frammenti staccati dalla parete e mettere in rilievo la qualit
Il mondo antico infatti era un mondo colorato, capace di riprodurre eventi storici, mitologici ma anche aspetti della natura e della vita quotidiana, usando realismo e poesia. I monumenti pubblici e le statue erano tutti policromi e i marmi quasi sempre colorati. Sculture e stucchi erano dipinti spesso con incantevole e fresca vivacità: è, invece, diventato un luogo comune identificare il "classico" con la trasparenza dei marmi bianchi.
Il tempo cancella i colori, polverizza il legno, leviga e sottrae, mentre restano la pietra e il marmo sbiancato. Della pittura di decorazione di edifici e ambienti, invece, si è conservato relativamente poco. Così come poco o nulla di quella su legno. E per questo facciamo ancora fatica a pensare il mondo antico come "a colori". Nemmeno la scoperta di Pompei e di Ercolano, nella metà del ‘700, ha reso evidente il concetto di colore nell’arte classica.
Sotto l’influsso di una lettura "classicistica", spesso accademica, l’arte antica tra la fine del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento ha continuato a essere pensata come l’arte delle statue in marmo bianco. Ma quest’idea è lontana dalla realtà storica e, inoltre, per i Romani, così come per i Greci, l’arte vera era la pittura, non la scultura: questa esposizione ce lo racconta.
Alle Scuderie del Quirinale, il pubblico potrà rendersi conto di quanto fosse alto il livello qualitativo della pittura romana e, nelle numerose analogie come nelle altrettanto numerose divergenze, potrà capire il rapporto tra l’antico e il moderno, a partire dalle tecniche adottate dalla pittura europea: dal Rinascimento in poi, fino a quelle usate dagli Impressionisti: tutte di evidente derivazione antica.
I pittori romani, infatti, come i nostri moderni impressionisti, usavano una pittura rapida, a macchia, giocata su tocchi di colore che sottintendevano una visione "distanziata" perché basata su un’interpretazione soggettiva, e ottica, del vero. Non solo questa tecnica è già presente in epoca romana, ma il livello qualitativo di alcuni affreschi, per la freschezza del loro linguaggio, sembra anticipare soluzioni artistiche del periodo compreso tra il Cinquecento e l’Ottocento.
La mostra delle Scuderie vuole anche ribadire che per "pittura romana" si intende un’arte che va oltre alle testimonianze, sia pure straordinarie, di Pompei ed Ercolano (distrutte dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., durante il principato di Tito): è anche l’arte di un Impero fotografata al massimo della sua espansione sotto i regni di Domiziano, Traiano, Adriano e Marco Aurelio. Quando si parla di un’arte dell’impero romano non ci si può limitare al periodo di vita di due città campane: si deve andare fino alle soglie del tardo-antico, all’epoca degli ultimi grandi principi dell’impero romano, Costantino e Teodosio.
L’esposizione che è Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, organizzata dall’Azienda Speciale PalaExpo e da MondoMostre, in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e le Soprintendenze Archeologiche di Roma e Napoli, con il supporto di SISAL è pertanto un’ottima occasione per comprendere bene le radici della nostra cultura. |
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Boldini e gli italiani a Parigi |
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Scritto da Administrator
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Domenica 15 Novembre 2009 15:16 |
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Dart Chiostro del Bramante presenta per la stagione 2009-2010 una grande mostra dedicata a Giovanni Boldini ed gli artisti italiani, che soggiornano a Parigi nella seconda metà del secolo XIX, a cura di Francesca Dini. Nel corso dell’Ottocento la Francia si trova a guidare il cammino dell’arte contemporanea e a costituire per molti paesi – ed anche per l’Italia – un modello ineguagliato di civiltà. I pittori italiani sono dunque indotti ad un continuo confronto con l’arte di quella Nazione, complici le Esposizioni Universali che vi si tengono periodicamente e che ne promuovono internazionalmente l’immagine. Come è noto la stessa vicenda dei Macchiaioli – il maggior movimento pittorico italiano del secolo – trae origine e forza dal confronto con la pittura di Corot e dei paesaggisti di Barbizon, nonché nutrimento dall’estetica del Realismo di Courbet. Ma il vero e proprio “mito di Parigi” è un portato della cosiddetta Belle Epoque, sorta di età dell’oro segnata dal trionfo del modello borghese liberale e laico, dalla grande libertà di pensiero, da prodigiose scoperte scientifiche, da una decisiva accelerazione dei mezzi di trasporto, dalla nascita del turismo di massa, dal grande fulgore dei teatri e dei giornali a stampa. La Belle Epoque, termine che non ha trovato sinonimi, indica dunque il periodo felice (per molti, ma non per tutti) in cui i ceti medi giungono a godere di un certo benessere. Parigi diviene, anche in virtù di questo, un vero laboratorio letterario e artistico nel quale convivevano tendenze artistiche molto diverse le une dalle altre. Questo nostro viaggio si dipana dunque tra le vicende biografiche dei tre celebri “italiani di Parigi”- De Nittis, Boldini, Zandomeneghi - ma si muove, sul filo del racconto, tra i luoghi cari al mito della modernità di Parigi, i teatri, i caffè, i boulevards, gli ateliers degli artisti celebri e quelli dimessi dei pittori bohemien, incontrando perciò gli splendidi capolavori di Vittorio Corcos, Antonio Mancini, Paul Helleu, Leon Bonnat, Telemaco Signorini, Serafino De Tivoli, che saranno raggruppati in sezioni. Il percorso espositivo presenta opere provenienti da collezioni private, quindi difficilmente accessibili al vasto pubblico, che saranno esposte accanto ad importanti prestiti provenienti da Istituzioni Italiane come la Galleria d’ Arte Moderna di Palazzo Pitti, la Galleria degli Uffizi, ed Internazionali, quali il Musée d’ Orsay. Il catalogo della mostra sarà edito dalla Silvana Editoriale e conterrà i saggi e le schede delle singole opere.

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Ultimo aggiornamento Domenica 15 Novembre 2009 15:19 |
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